Torre medievale di avvistamento - del XIV sec.-  costruita in tipica pietra locale, su cinque livelli.

Situata nel centro storico del paese gode di uno splendido panorama e offre, per la sua posizione indipendente, condizioni di assoluta privacy e tranquillità.

Completamente ristrutturata, dispone di interni funzionali e confortevoli.

 

 

 


La storia di Castellonorato s’identifica con quella d’una celebre famiglia: i Caetani ed è strettamente legata alle vicende della Contea di Fondi. 
Fondatore fu, alla fine del XIV secolo, Onorato I Caetani conte di Fondi che, per unificare le proprie terre poste tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, scelse un punto strategico per farvi sorgere un borgo nuovo fortificato che si chiamò subito Castellonorato (Castrum Honorati).
Già nel 1200, quando Loffredo Caetani sposò l’erede del conte di Fondi che aveva un vasto feudo che si estendeva da Terracina fino al Garigliano e comprendeva Fondi e Gaeta, la casa Caetani possedeva posti fortificati con castelli e torri di collegamento a Sperlonga, Fondi, Itri, Castellone, Maranola e Traetto. Tra queste ultime due e la strada per Cassino mancava la vigilanza. Perciò, proprio qui, Onorato I Caetani fece costruire il borgo di Castellonorato, a 310 metri di altezza, su uno sperone di roccia, con pareti scoscese che dominava il mare e la via di Cassino.
Era una piccola rocca imprendibile.
Il dominio feudale dei Caetani era diviso in due parti: i feudi compresi nello Stato Pontificio e quelli compresi nel Regno di Napoli.
Con la calata di Carlo VIII in Italia, dopo alterne vicende, i Caetani perdettero tutti i loro beni e la contea di Fondi e le terre del Garigliano furono date, con titolo ducale, alla famiglia Colonna.
Verso la fine del secolo XVI una erede Colonna andò sposa a un Carafa: così le terre appartenute prima ai Caetani poi ai Colonna passarono ai Carafa, antica famiglia napoletana resa illustre da un papa.
Nel 1700, infine, tutti quei feudi passarono ai Sangro, altra famiglia di Napoli di antiche origini e di molti titoli.
Dopo l’abolizione dei feudi, nel 1800, Castellonorato divenne comune autonomo e con la prima guerra mondiale fu aggregata a Formia. 

Già dal 1500 Castellonorato seppe darsi un suo statuto municipale contenente le norme legislative per regolare la vita comunale. Lo statuto comprende 73 capitoli, tutti scritti in latino, in cui l’autorità baronale è rappresentata dal Capitano, mentre il governo è presieduto dai Giudici, dal Consiglio e dal Sopraconsiglio.
Si apprende che i poderi erano tenuti in fitto, in enfiteusi, a mezzadria.
Era vietato recare danni alle piante, pena multe e sanzioni.
Le monete erano l’ Augustale, il tarì e il grana.
C’era molta attenzione anche sulla tutela dell’igiene pubblica.

Oggi la torre centrale, superstite avanzo della rocca medievale di Castellonorato, è stata dichiarata “ di interesse particolarmente importante “ ai sensi della legge 1.6.39 n.1089 sulla tutela delle cose artistiche e storiche.
“La torre smozzicata e i ruderi che la circondano – si legge nel decreto – sono testimonianza del castello che fu fondato da Onorato I Caetani nel XIV secolo.

La proprietà della torre, passando poi di mano in mano, è pervenuta alle famiglie Caramanica e Vento di Spignosaturno infine, nel 1971, al professor Nicola Iadanza di Roma che la acquistò, con l’annesso spazio circostante.
Le condizioni statiche dell’edificio erano disastrose per i danni subiti nell’ultima guerra che l’avevano gravemente danneggiato ed in parte distrutto.
Con una attenta e sistematica ricostruzione delle parti mancanti, rispettando la stesura architettonica, i rapporti volumetrici ed il contesto ambientale, anche grazie all’intervento dell’affermato sodalizio Nastro Verde d’Europa, la torre è stata salvata dall’abbandono e dalla conseguente rovina.
Oggi essa ripresenta il glorioso volto del passato.


La fantasia popolare, che ha sempre abbellito i fatti con una serie di leggende, ricorda che Onorato, prossimo a morire, ordinò ai suoi fedeli di rivestirlo, non appena spirato, delle sue migliori armi, fra cui una famosa corazza d’oro, e di seppellirlo dentro una grotta segreta che sta sotto Castellonorato.
L’ordine fu naturalmente rispettato. Ma, siccome chi lo eseguì tacque o la sua lingua fu fatta tacere per sempre, la tomba non è stata più ritrovata e quindi sta sempre lì in attesa del fortunato scopritore del tesoro !............